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martedì 25 marzo 2014

C'è davvero di che essere felici, allo stabilimento Fiat di Melfi?

La pubblicazione su YouTube del video “We are happy from Melfi plant” (clicca qui per vederlo), che riprende operai e dirigenti dello stabilimento FCA di Melfi impegnati in balletti e trenini dandone un'immagine divertente e scanzonata, ha dato il via ad una serie di discussioni, dibattiti e – ovviamente – polemiche, che fondamentalmente riportano ad un tema vecchio come il mondo, il tema del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Balletto a fianco della linea di montaggio delle Fiat Punto

Oltre 40mila visualizzazioni in quattro giorni, coronate da 600 apprezzamenti e un centinaio di censure (pollice verso) danno la misura del fenomeno, iniziato il 21 marzo, e rapidamente divenuto notizia di costume.

giovedì 8 novembre 2012

Industria automobilistica tedesca: metà dell'Europa è sua

La percentuale delle vetture prodotte da aziende tedesche (ovvero con base in Germania) sul totale vendite auto in Europa è del 50%, secondo il presidente dell'Associazione dell'industria automobilistica tedesca (VDA), Matthias Wissmann, che ha rilasciato un'intervista al quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung). Questo riguarda – ovviamente – anche tutte le auto prodotte al di fuori della Germania, in Paesi come la Spagna, la Repubblica Ceca oppure la Slovacchia.

La Volkswagen Golf VII è il simbolo dello strapotere tedescon nel mondo dell'auto, settima versione della regina indiscussa delle vendite in Europa
A livello mondiale, il peso delle vetture Made in Germany è del 20% - una vettura su cinque -, ma se ci si limita all'analisi delle vetture premium, la quota raggiunge la strabiliante quota dell'80%.

La delocalizzazione (soprattutto nei Paesi dell'Est Europa) è un fenomeno in crescita, che però non presenta un rischio per l'industria locale tedesca, i cui livelli di occupazione vengono definiti “stabili” da Wissman. Anzi, nel 2012 le maestranze sono aumentate di 22.000 unità, portando il numero degli occupati a quota 744.000.

Qualcuno potrebbe chiedersi come mai un Paese come l'Italia, con l'eccellenza produttiva confermata dal premio ricevuto da Fiat per lo stabilimento di Pomigliano (assegnato da un ente tedesco), con l'abilità di costruire vetture che primeggiano in Formula 1 e sui mercati mondiali per appeal e immagine (guardare la nuova Maserati Quattroporte per credere), i risultati sembrano essere totalmente differenti.

La risposta molto probabilmente è una sola: i tedeschi, che siano BMW, Volkswagen, Porsche o Mercedes-Benz ci hanno messo un sacco di tempo a raggiungere questi obiettivi, attraverso una strategia a lungo termine, condivisa da sindacati e politici.

In Italia il piano industriale presentato da Marchionne alla fine dello scorso mese (e le cui linee guida trovano diverse similitudini con quanto perseguito dall'industria auto tedesca) ha raccolto, come spesso accade, per lo più un'ondata di critiche. La delocalizzazione che il CEO di Fiat e Chrysler ritiene vitale per lo sviluppo del Gruppo Fiat-Chrysler provoca lo sdegno dell'opinione pubblica (così come ha provocato una sciocca reazione anche da parte dell'ex candidato alla Casa Bianca, Mitt Romney).

Probabilmente in Italia ci vuole più condivisione delle responsabilità, ci vogliono meno polemiche, ma soprattutto c'è bisogno di molta, molta più pazienza.

giovedì 1 novembre 2012

Marchionne a Romney: “sei inaccurato”

La battaglia per la Casa Bianca si combatte anche sul settore auto: secondo un articolo riportato da IndustryWeek.com, il CEO del Gruppo Chrysler (e di Fiat Group Automobiles) Sergio Marchionne si è unito ad un coro di critiche nei confronti delle dichiarazioni del candidato presidente USA Mitt Romney, secondo il quale Jeep starebbe spostando posti di lavoro dagli Stati Uniti alla Cina, come risultato delle politiche attuate da Barack Obama, attuale presidente.


Il partito repubblicano ha creato un video (lo puoi vedere sul nostro canale YouTube), nel quale una voce fuoricampo informa che Barack Obama ha vendutoChrysler agli italiani, che produrranno Jeep in Cina”e lo stesso Mitt Romney ha spiegato ai propri supporters in Ohio (dove si trova lo stabilimento Jeep di Toledo e dove un posto di lavoro su otto è legato all'industria dell'auto) che Jeep sposterà l'intera produzione nel mercato orientale.


Mitt Romney può fare meglio, è il messaggio finale del video che inizia con la domanda “Who will do more for the auto industry” (“Chi farà di più per l'industria dell'auto”), nel quale si ricorda anche che lo storico dirigente della Chrysler Lee Iacocca (protagonista del bailout del 1979) e il giornale Detroit News appoggiano la candidatura Romney per la Casa Bianca. Il video non ha passato bene il Pinocchio test del Washington Post.

Marchionne ha risposto che il fatto che Jeep si trovi nella posizione di produrre in Cina è una segnale di forza del marchio ed è dovuto alla necessità di produrre localmente nei mercati emergenti (è quello cinese è il primo mercato al mondo per vendita auto), e che la produzione Jeep negli Stati Uniti è triplicata da quando è sotto il controllo Fiat, aggiungendo 11.200 posti di lavoro.

Il presidente Obama è andato meno per il sottile, dicendo che Romney “[Mitt Romney] aveva torto allora... ed è disonesto ora”, ricordando lo slogan sbandierato all'epoca da Romney: “let Detroit go bankrupt” (“lasciamo che [l'industria automobilistica di] Detroit vada in fallimento).

GM e Chrysler – aziende protagoniste del bailout promosso da Obama – hanno contabilizzato profitti record nei primi tre trimestri del 2012 (Chrysler ha migliorato dell'80% i propri guadagni, passando da 212 milioni di dollari a $381m).